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ILREGNODIPIGURA
Deliri scritti a quattro zampe.


Diario


23 dicembre 2010

PENSIERI DI UNO STOCCAFISSO

C'è che questa mattina ho sentito la sveglia e, nel tentativo di spegnerla, ho realizzato che no. Non riuscivo a muovermi: mi ero trasformata in uno stoccafisso.
Lì, immobile di mummia, con la suoneria della sveglia in loop, ho avuto due pensieri:
Il primo: se solo Kafka avesse saputo di questa mia, avrebbe scritto un libro su di me. Altro che Gregor Samsa e la larva di malmignatta.
La seconda: Malimortè. Ci mancava solo il torcicollo in questo, già incartapecorito, Natale.
Insomma, da qualche tempo a questa parte seguo (scetticamente, ma incuriosita) le teorie di Hamer.
Il dottor Hamer dice che ogni malattia è causata da un trauma emotivo (o conflitto interno) che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere.
Dice che il cervello entra in azione mettendo in moto uno speciale programma biologico per la sopravvivenza dell'individuo.
Dice che l'intensità del trauma emotivo determina la gravità della malattia, mentre il tipo di emozione vissuta determina la localizzazione nel corpo.


Bene. Vado ad indagare  e cosa scopro? Che secondo la sua medicina, il TORCICOLLO è un conflitto di autosvalutazione intellettuale.
In effetti, tutto mi si disvela: è un mese che rimugino su alcune cose ed è una vita che penso che la volta in cui pioveva autostima, di sicuro avevo l'ombrello aperto.

Rimugino sul fatto che la mia personalità, fatta per il 10% di razionalità e per il 90% di creatività, passione, fantasia, colore, immaginazione, delirio, venga sempre castigata e graffiata dallo/a stronzo/a di turno.
Come dire, nei momenti in cui riesco a mostrare realmente me stessa e a stare bene in una situazione, c'è sempre uno SCRATCH che recita più o meno così:

"VA BENE TUTTO EH... MA FORSE HA UN PO' ESAGERATO A SCRIVERE QUELLA COSA, A FARE QUELLA COSA, A BALLARE IN QUEL MODO ASSURDO, A TINGERSI I CAPELLI DI CACO, A METTERE QUEL VESTITO, A FARE QUELLA FACCIA, A DIRE QUELLA BATTUTA, A DISEGNARE QUEL SOGNO, A CANTARE IN QUEL MODO, A METTERE QUEI TACCHI, A RIDERE COSÌ DI GUSTO, A FARE LA NARICE DEL CONIGLIO, AD AVERE QUELLA FOBIA, A LASCIARSI ANDARE, A FARE QUELLA PROVOCAZIONE, AD ESSERE COSÌ... DIVERSA".

Si sa, lasciarsi andare e svelarsi, ci rende sempre attaccabili dai bla-bla-bla... ma, anche se si sa, tutto ciò mi fa sentire perennemente sbagliata. Inadeguata. Fuoriluogo e poi... e poi, mi fa venire il torcicollo, chè ogni volta che mi vien da fare a modo mio, mi guardo sempre indietro... mica che ci sia qualcuno alle mie spalle che mi guarda così:

E pensare, che una delle mie canzoni preferite dice: " La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla... "

E pensare che dice anche: " ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare
e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai! ".


E pensare che adesso quasi quasi, vado a farmi una cioccolata calda e ci puccio dentro i Fonzies, alla facciazza di quelli che ben pensano. Tiè.
                                                                                                                                             

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